Nel panorama dell’associazionismo italiano, alcuni documenti non si limitano a raccontare un fatto, ma restituiscono il clima di un’intera stagione, ed è esattamente ciò che accade con l’articolo pubblicato su La Discussione nel 1979, significativamente intitolato “Con la Capit, contro ogni egemonia” , che si inserisce in un momento storico attraversato da forti tensioni politiche e da un evidente tentativo di ridefinizione degli equilibri nel mondo dei circoli e del tempo libero dopo la dissoluzione dell’ENAL.
In quel contesto, segnato da spinte egemoniche e da dinamiche di controllo del patrimonio associativo, la CAPIT si afferma come soggetto capace di proporre un modello alternativo fondato sull’autonomia dei circoli, sulla libertà organizzativa e su una partecipazione autenticamente dal basso, anticipando in qualche modo principi che oggi risultano perfettamente coerenti con l’evoluzione del Terzo Settore e con l’attuale assetto normativo.
Nata nel 1977 proprio dentro quella fase di trasformazione , la Confederazione ha mantenuto nel tempo una linea chiara e riconoscibile, scegliendo di sostenere e coordinare senza mai sovrapporsi, costruendo una rete che non ingloba ma valorizza, e che nel passaggio da una stagione di confronto a una dimensione più matura e collaborativa ha saputo trasformare una spinta difensiva in una prospettiva costruttiva.
Rileggere oggi quell’articolo significa dunque riconoscere non soltanto una pagina di storia, ma l’origine di un’impostazione ancora attuale, nella quale il rifiuto di ogni egemonia si traduce in un metodo fondato sul pluralismo e sulla responsabilità condivisa, elementi che, in un contesto sociale sempre più frammentato, continuano a rappresentare una risorsa concreta e necessaria.




